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Documento finale dei workshop sulla salute del FSE di Firenze
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SOCIAL FORUM EUROPEO (FSE), FIRENZE 6-10 NOVEMBRE 2002

“Un’altra Europa è possibile in un altro mondo” Difesa della salute nei luoghi di lavoro: l’amianto come obiettivo di mobilitazione sintesi dei lavoro, proposte e argomenti per una campagna mondiale contro l’amianto Francois Iselin (SIB, comitato d’aiuto alle vittime dell’amianto (CAOVA), B. Mauro (SIB,CAOVA), M. Usel (collettivo, Salute, Lavoro, Mondializzazione, CAOVA)

Il soggetto sociale al Forum !Viva la vida! La difesa della vita umana minacciata dalle guerre, dalla miseria, dalla nocività del lavoro, dall’inquinamento, dalla privazione dei mezzi per sostenersi... era al cuore della discussione al FSE. Nella gran parte dei seminari, conferenze e workshop che abbiamo seguito, la difesa della vita era direttamente o indirettamente presente. Michel Warschawsky, per esempio, parlando di Palestina, diceva che di fronte alla banalizzazione della morte intrinseca ai fascismi - Viva la muerte - e alla mondializzazione neo-liberale la risposta deve essere: le nostre vite prima del profitto. Riccardo Petrella concludeva la sua esposizione con cinque proposte fondate sul rifiuto di accettare la vita come merce negoziabile, vendibile, da porre sull’aleatorietà del mercato. Infine è sui sei chilometri delle strade di Firenze che un milione di manifestanti hanno espresso il meglio della loro volontà per la protezione della vita di tutti, pronti a utilizzare lo sciopero generale se la guerra contro il popolo irakeno fosse stata dichiarata. La difesa assoluta della vita, il rifiuto ostinato dell’invalidità, della malattia e della morta provocata dalla guerra e dal lavoro, riguarda l’intera umanità. Questa è divisa fra una minoranza che difende la propria salute a scapito della maggioranza fra cui ci siamo anche noi che vediamo l’avvenire come ampliamento della vita dell’insieme degli esseri umani. Questo progetto di vita, questo rifiuto dei rischi professionali, delle esposizioni alle sostanze tossiche e ad ogni sottomissione alla fatalità dei campi di battaglia o del lavoro si iscrive nella formula “un altro mondo è possibile. La formula restrittiva del FSE un’altra Europa è possibile può fare pensare a derive centriste europee che conducano ad un’Europa sana e fiorente in un mondo malato e miserabile, ed è per questo che Annik Coupè ha proposto l’espressione “Un’altra Europa è possibile in un altro mondo”.

Un nuovo soggetto sociale? Questo progetto di vita è sostenuto da tutti gli sfruttati e gli oppressi, organizzati nei movimenti, le organizzazioni operaie, i sindacati, i partiti rivoluzionari. Il fatto che il Forum ha riunito essenzialmente dei giovani - sia donne che uomini - non significa che la classe operaia era assente. Da una parte si è vista che la classe operaia tradizionale e sindacalizzata ha raggiunto il movimento e dall’altra che il giovane movimento costituiva un componente del proletariato. I giovani partecipanti ai forum nazionali, continentali e mondiali sono di fatto vittime del nuovo modo di sfruttamento capitalistico nella sua fase neo liberale. Questo sfruttamento si traduce di più nella costrizione del lavoro che nella mancanza di lavoro: esclusione, marginalizzazione, negazione della professionalità, precarizzazione delle condizioni di lavoro e retribuzione arbitraria. Non si tratta di una moltitudine socialmente e politicamente informe, ma di un proletariato giovane che prende ora la testa della mobilitazione complessiva dello sfruttamento su scala mondiale. Come ebbe a dire Annik Coupè, il movimento antimondializzazione von si è sviluppato “contro” ma “a fianco” dei sindacati, dei movimenti femminili, degli immigrati e di tutti “i senza”: senza lavoro, senza casa, Sans papier, senza formazione, senza diritti. Christophe Aguitton ha mostrato la dinamica del “movimento dei movimenti”: “La sfida di Firenze è stata quella di legare la nuova generazione di attività, nata a Porto Alegre con le organizzazioni tradizionali europee, come i sindacati. Mi sembra che noi stiamo riuscendo a realizzare questo progetto”. La presenza sindacale massiccia dei COBAS, dei sindacati di base, della CGIL - con la partecipazione massiccia e grandemente applaudita dei lavoratori della FIAT, conferma l’avvicinamento largo e fecondo fra il sindacalismo e il movimento antiglobalizzazione insieme alla dinamica della ricomposizione dell’unità della classe operaia.

Contro la banalizzazione della morte, la difesa della salute nei luoghi di lavoro La costrizione del lavoro o la mancanza di lavoro costituisce uno dei fattori di degradazione della salute del proletariato. Nel mondo il lavoro è causa di più di 5.000 morti al giorno (OIL, congresso di Vienna 2002), un “11 settembre” tutti i giorni dell’anno. La speranza di vita lunga e in buona salute è minacciata da numerosi attentati quali la mancanza d’acqua, d’elettricità, di abitazioni e di alimenti che derivano per la maggior parte dalla mancanza di entrate o di lavoro. Al FSE la difesa della salute al lavoro è stata affrontata in molti seminari sotto l’aspetto della privatizzazione o dello smantellamento dei servizi sanitari pubblici, della deregolamentazione, della mercificazione delle cure e dei farmaci. Il problema è stato affrontato in modo diretto nel workshop: ”Diritto alla salute nei luoghi di lavoro e sul territorio” che si prolungato con il tema: “Amianto: un urgenza sanitaria ed ambientale”. Questi due workshop hanno riunito una trentina di partecipanti, tutti impegnati professionalmente o sindacalmente nella difesa della salute nei luoghi di lavoro. Sola presenza non italian erano i cinque svizzeri (b. Mauro, D. Chervet, V. Gonik, M. Usel e F: Uselin) , venuti a sostenere il progetto elaborato precedentemente da Fernanda Giannasi (Associazione Esposti Amianto Brasile - ABREA) e lauri Kasan-Allen (International Ban Asbestos Secretariat, IBAS), di una campagna mondiale per la proibizione dell’amianto e l’indennizzo delle vittime dell’amianto di cui è previsto il più grande lancio al prossimo Forum Mondiale a Porto Alegre, nel gennaio 2003. I giovani, maggioritari al FSE, erano poco presenti sui problemi della salute nei luoghi di lavoro. Questo si spiega considerando che la maggior parte non ha ancora subito attentati alla salute e ha poca conoscenza della storia delle lotte per la salute. Non vedono ancora che la disoccupazione, i bassi salari, il lavoro precario, sono inaccettabili. Non conoscono ancora la storia del movimento operaio che si è sempre battuto per difendere i suoi diritti.; Come ha detto Fulvio Aurora è necessario trasmettere loro la memoria storica della difesa del diritto al lavoro, non separato da quello alla salute e al salario.

Motivazioni per una campagna mondiale contro l’amianto Questa campagna vuole rispondere a più bisogni: 1. Mobilitare i partecipanti al Forum intorno ad una campagna mondiale di lunga durata; 2. Rinforzare i legami fra i movimenti sociali e il movimento operaio intorno ad un tema che stabilisce la relazione diretta fra lavoro e salute. 3. Indirizzarci congiuntamente ai lavoratori e alla popolazione in generale e particolarmente alle famiglie e agli amici delle vittime del lavoro.

La scelta dell’amianto La scelta dell’amianto come soggetto della campagna mondiale porta i seguenti vantaggi: 1. Valore simbolico dell’amianto Fra i tossici e i cancerogeni che minacciano i lavoratori e la popolazione in generale, l’amianto è il più antico (in uso da un secolo o da qualche decennio secondo i paesi), è o era il più utilizzato (presente incirca 3.000 prodotti di uso comune), è il meglio conosciuto (i suoi malefici effetti sono provati e denunciati da tempo salvo che nei paesi “ex comunisti”) e che fa attualmente il più alto numero di vittime (100.000 secondo l’OIL). Il numero di morti per esposizione professionali è stimato di qui al 2030 in 200.000 negli USA e in 500.000 in Europa. L’amianto è considerato come il migliore - e il solo - indicatore delle misure sanitarie preventive prese dagli stati. Per condurre una campagna mondiale contro il degrado della salute dei lavoratori e per permettere di unificare le forze operaie e i cittadini, ci vuole un punto forte, un obiettivo concreto, un simbolo. Noi consideriamo che l’amianto simbolizza di più le molte sostanze tossiche alle quali la popolazione e i lavoratori sono esposti, quali il piombo. Il cloro, il cloruro di vinile monomero, i campi elettromagnetici, la formaldeide, le diossine, i solventi, le fibre sostitutive dell’amianto, ecc.

2. Mondializzazione dell’amianto La diffusione planetaria criminale di questo tossico è stata programmata dalle multinazionali sul modello attualmente generalizzato dal neo liberismo. Fra le multinazionali menzioniamo la Johns Manville Corporation (USA), Turner and Newall (GB), Asbestos Corporation (USA), British Belting Asbestos (GB): La principale e la vecchia multinazionale è Eternit di proprietà della famiglia multimiliardaria svizzera Schmidheiny. I suoi ultimi rampolli sono Thomas e Stephan Schmidheiny; quest’ultimo ha proclamato a proposito dell’arrivo al potere del dittatore Pinochet: “Un paese del Terzo Mondo che ha scelto un’economia di libero mercato deve avere uno stato forte” (citato da Benedetto Terracini al congresso mondiale dell’amianto ad Osasco in Brasile nel settembre 2000). Schmidheiny cerca dopo dieci anni di sbarazzarsi del suo enorme debito verso i lavoratori che lui e la sua famiglia hanno sfruttato ed avvelenato. Per fare ciò ha designato Hans-Rudolf Merz. Non vogliamo assolutamente avere a che fare con un uomo di paglia: non si è mai visto che un criminale abbia inviato un suo rappresentante in tribunale! La lotta per esigere che la famiglia Schmidheiny riconosca la sua responsabilità e indennizzi le sue vittime, aprirà tutte le lotte attuali e future che si dovranno condurre contro le altre multinazionali degli OGM, dei farmaci, delle armi, dell’acqua, ecc. In quanto europei, in considerazione che in Europa si trovano la gran parte delle multinazionali dell’amianto, dobbiamo giocare un ruolo determinante nella denuncia dell’immagine di un’Europa “pulita” , sana, ecologica, senza amianto che vuole far credere la sua borghesia che ha esportato l’uso dell’amianto, le sue imprese del cemento amianto ed anche le vittime immigrate dell’amianto che utilizzava.

3. Intossicazione collettiva delle coscienze. Lungi dal cessare di esporre i lavoratori contro i rischi mortali conosciuti e provati dal 1960 (per il mesotelioma, le multinazionali hanno decuplicato l’impiego di amianto e l’esposizione dei lavoratori fino alla sua proibizione avvenuta molti decenni dopo. In Svizzera ad esempio, esse hanno importato e manipolato due volte di più l’amianto dopo che sono stati dimostrati gli effetti cancerogeni sugli esposti nel più totale disprezzo della vita dei lavoratori. La multinazionale Eternit ha impiantato negli anni 40 la gran parte delle sue 25 succursali nel mondo da quando i rischi mortali dell’amianto erano quanto meno fortemente sospetti, sovente con la complicità delle dittature militari. Ricordiamo che il primo caso riconosciuto di cancro associato all’asbestosi e il sospetto della relazione fra esposizione professionale all’amianto e tumore del polmone è stato stabilito dal dott. Lynch nel 1935 e che nel 1939 la Cassa Nazionale delle Assicurazioni in caso di incidenti (CNA) ha ammesso per la prima volta un caso di asbestosi come malattia professionale. Le multinazionali dell’amianto hanno praticato la privatizzazione totale o parziale dei servizi di prevenzione, il silenzio o la negazione dei rischi, la falsificazione delle diagnosi mediche, la corruzione dei medici, l’abbandono dei malati, l’indifferenza di fronte alla loro morte. Nessuno sa veramente oggi quanti lavoratori sono stati esposti nel mondo, quanti sono già malati, quale è la loro speranza di vita. Dobbiamo esigere che le aziende forniscano tutte le informazioni sul numero dei lavoratori che hanno esposto, che li informino sui rischi che corrono, che finanzino i controlli medici.. Se si sono ottenute le liste dei loro cantieri di coibentazione, è più facile - per loro - fornire la lista dei lavoratori perché possano essere contattati, informati, e seguiti dal punto di vista medico. Il rifiuto di queste informazioni dovrebbe provocare una condanna per mancata assistenza. Questa strategia di difesa ci permette di dimostrare la necessità di opporci a tutte le misure di deregolamentazione acquisite con le lotte del passato, di difendere e di rinforzare i servizi pubblici nazionali agendo non solamente sulla riparazione e protezione dei rischi fissando dei valori limite, ma vietando ogni esposizione ai rischi. Il rischio deve essere uguale a zero. Una misura che in più permetterebbe di ridurre i costi della salute, in costante aumento.

4. Inquinamento ambientale: o l’amianto o la vita Anche se non viene più prodotto utilizzato nella gran parte dei paesi ricchi, l’amianto è tuttavia presente per il suo grande e spropositato utilizzo precedente, la sua tossicità associata alla non degradabilità, continuerà ad uccidere fino a che non sarà neutralizzato pur sapendo che ciò è difficile e costoso. In Svizzera la quantità di amianto “in servizio” è in media di 100 Kg a persona, in Italia sono stati censiti 23 milioni di ton. Di amianto. Il rischio è tanto più grande che i prodotti sono sovente dispersi in località segrete anche se ogni milligrammo di amianto si può decomporre in milioni di fibre mortali. La scelta dell’amianto come punto forte della campagna permetterà di associare le organizzazioni ambientaliste a fianco dei lavoratori e della popolazione e di porre così la responsabilità delle multinazionali sia di fronte alla salute dei lavoratori e della popolazione che di fronte all’inquinamento ambientale.

5. Indispensabilità dei risarcimenti Anche se non è simultanea (tempo di latenza di oltre 30 anni), la relazione fra l’esposizione all’amianto e lo sviluppo dei tumori ad esso specifici dovuti all’inalazione delle fibre (e in misura minore anche all’ingestione) è sufficientemente dimostrato perché difficilmente possa essere negato. I sotterfugi utilizzati dai responsabili per non pagare le indennità sono: n l’allontanamento, l’isolamento, la perdita di contatto con i lavoratori stagionali, licenziati o immigrati rientrati nel loro paese; n la negazione o la sottostima da parte di medici corrotti della gravità delle malattie come è stato il caso della Nicalit in Nicaragua; n l’allungamento de tempi tramite manovre dilatorie di procedure in vista di ottenere la cessazione dei reclami al seguito della morte delle vittime, come abbiamo visto nel caso di Bhopal. Nel caso dell’amianto l’ammontare delle spese di bonifica è estremamente elevato(ad esempio è in Francia dell’ordine di 1 miliardo di dollari in USA e di10 miliardi di Euro in Francia. Per quello che concerne le denunce delle vittime il loro numero sarebbe intorno alle 102.700 in USA contro ABB e 60.000 contro Saint Gobain. In Francia ci sarebbero 400 cause. La morte di un lavoratore in seguito ad un’esposizione professionale richiama altre vittime oltre lui: sua moglie, i suoi figli, i suoi parenti che dovranno portare oltre il carico di un salario perso anche la sofferenza di un essere morente e che scompare ingiustamente. Il risarcimento delle vittime non riguarda solamente non riguarda solamente l’aiuto finanziario, ma il riconoscimento del danno che hanno subito e il riconoscimento della loro dignità. Noi sappiamo che la sola azione giuridica non sarà sufficiente a forzare i datori di lavoro a rimborsare il loro debito verso i lavoratori che hanno sfruttato e avvelenato. Per guadagnare la battaglia dell’amianto, occorre globalizzare tutte le iniziative politiche e giuridiche che le associazioni locali delle vittime prendono. Una mobilitazione mondiale del FSM per i risarcimenti alle vittime dell’amianto permetterà di sostenere le denunce in corso, di deporre una denuncia collettiva, di appoggiare le associazioni delle vittime dell’amianto esistenti e di incoraggiare la costituzione di nuove dove i lavoratori che sono stati esposti non hanno i mezzi di organizzarsi e di difendersi. La campagna proposta permetterà anche di ricordare e di prolungare le molte lotte di resistenza esemplari delle vittime dell’amianto in ogni parte del mondo: Ferodo, Amisol, Jussieu, Casale Monferrato, etc.

6. Il mondo scientifico e l’amianto In fondo alla sala nella quale si è riunito il nostro gruppo di lavoro era teso uno striscione: “Medico o padrone non fa differenza se la scienza del medico è quella del padrone” (Giulio A. Maccacaro, 1972). Questa verità si è verificata si è verificata lungo tutta la vicenda dell’amianto dove molti membri del mondo scientifico o hanno taciuto o hanno a loro volta dato validità agli interessi dei padroni: “l’amianto è indispensabile ed insostituibile”; occorre vivere con l’amianto, “solamente l’amianto blu è dannoso”, “il cancro è dovuto al fumo di tabacco”, “l’amianto non ha mai fatto morti”, ecc. Quando gli esperti non sostengono apertamente le tesi padronali, ma tacciono, il dialogo con i lavoratori diventa impossibile. E’ inquietante constatare che le norme e le raccomandazioni definiti da decenni dall’OMS e dall’OIL sul rischio amianto siano state sistematicamente “dimenticate”. La campagna contro l’amianto permetterà di denunciare il silenzio, la complicità o la collaborazione degli esperti sul problema della salute. La loro responsabilità è tanto più grande se si considera che la popolazione da - ancora - a loro fiducia e attende da loro risposte ai problemi di cui soffre.

7. Inutilità dell’amianto L’uso dell’amianto si dimostra oggi essere stato il più delle volte inutile, raramente indispensabile come hanno sempre preteso le multinazionali che l’hanno estratto e commercializzato. In Svizzera la maggior parte dei floculati di amianto (spray asbestos) erano inutili. Le performance delle placche in fibro-cemento sono molto migliori di quelle di cemento-amianto. Un’evidenza che avrebbe dovuto essere segnalata da quando si è conosciuto il rischio. Pertanto i fornitori d’amianto non hanno cessato di proclamare la sua indispensabilità la sua insostituibilità, e il suo possibile utilizzo senza rischi ingannando così i lavoratori e ritardano la sua sostituzione. L’amianto non fatto altro che generare profitti per il capitale e sofferenze per il lavoro. L’amianto permette di porre la finalità di ogni produzione, dell’utilità del lavoro, della necessità di assumere dei rischi, delle conseguenze sanitarie ed ecologiche delle merci prodotte. Come pure sul diritto di verifica e controllo delle scelte produttive decise dai responsabili d’impresa e dagli azionisti.

QUALCHE SPUNTO PER LA CAMPAGNA AMIANTO 1. Assicurarsi che la campagna amianto venga lanciata a Porto Alegre a fine gennaio 2003. A questo scopo abbiamo previsto di riunirci a Losanna prima di quella data. 2. Invitare tutte le organizzazioni delle vittime dell’amianto a partecipare al FSM con un appello e un manifesto. 3. Preparare una lista di rivendicazioni nei confronti di Eternit che comprenda n la necessità di indennizzo per tutte le vittime, n la soglia minima di indennizzo per tutti i lavoratori, qualunque sia stata la durata e la natura dell’impiego, n i tempi massimi di versamento degli indennizzi, n le procedure per gli indennizzi, n il riconoscimento delle associazioni delle vittime nelle trattative, n la costruzione di un organismo che assicuri la gestione dei fondi per gli indennizzati, 4. Mettere in atto tutte le forme di lotta possibili, petizioni, lettere a Schmidheiny, campagne di stampa, boicottaggio dei prodotti delle multinazionali dell’amianto, ecc. 5. Stendere una relazione sulla situazione attuale utilizzando tutte le competenze (Ban Asbestos, Associazioni, bob Ruers, ecc.). 6. Assicurarsi la collaborazione e la consulenza di avvocati per conoscere le misure giuridiche, legali e penali. 7. Stabilire una giornata di lutto per le vittime dell’amianto. 8. Esigere l’arresto definitivo dell’estrazione, dell’utilizzo e dell’esportazione dell’amianto con delle manifestazioni davanti alle ambasciate del Canada della Russia e degli altri paesi esportatori. 9. Preparare per Porto Alegre un libretto sulla situazione delle vittime dell’amianto oggi e sulle lotte in corso e quelle passate.




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