Diritti

Il vicolo cieco della sanità integrativa nei contratti collettivi nazionali di lavoro

Diritti Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad ulteriori spinte verso la sanità integrativa quale forma di “welfare aziendale” e quale “equivalente” di incrementi retributivi. La prima notizia  riguarda i lavoratori/lavoratrici della istruzione pubblica che vedono arrivare la -volontaria – sanità integrativa nel loro Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI)  non sottoscritto da FLC CGIL pur non essendo contraria alla iniziativa. Il ministero lo presenta come un “un ulteriore passo verso un sistema di welfare moderno e strutturato …

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad ulteriori spinte verso la sanità integrativa quale forma di “welfare aziendale” e quale “equivalente” di incrementi retributivi.

La prima notizia  riguarda i lavoratori/lavoratrici della istruzione pubblica che vedono arrivare la -volontaria – sanità integrativa nel loro Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI)  non sottoscritto da FLC CGIL pur non essendo contraria alla iniziativa.

Il ministero lo presenta come un “un ulteriore passo verso un sistema di welfare moderno e strutturato che valorizza il fondamentale ruolo svolto dal personale scolastico”.

Un provvedimento già finanziato con decreto legge 25/2025 con 65 milioni all’anno (presi dai fondi pubblici per l’istruzione) per la vigenza contrattuale (2026-2029) che finiranno quasi completamente alla sanità privata.

Non entriamo, al momento, nel merito delle “coperture” riferite sia a prestazioni attualmente non incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza sia altre prestazioni che sono comprese direttamente o indirettamente.

Singolare, nello stesso periodo (11.08.2026) la dichiarazione della FISAC CGIL nazionale (Federazione Italiana Sindacale Lavoratori Assicurazioni e Credito) “La Sanità integrativa deve tutelare le persone non le logiche di mercato”. In questo comunicato si arriva a sostenere che la sanità integrativa “incistata” nei contratti nazionali di lavoro è “buona” rispetto a quella “esterna” ai contratti purchè “a misura di lavoratore”. Non solo, esplicitamente si sostiene che questa sanità integrativa buona va a sorreggere un SSN indebolito (per noi anche da iniziative del genere !).

Una posizione diversa aveva sostenuto Fisac Lombardia (comunicato del 3.11.2025) a proposito della vicenda “superintramoenia” in Lombardia :

denunciamo con fermezza (…) il pericolo di questa deriva. La strada intrapresa da Regione Lombardia rischia di portare a un sistema sanitario regionale per pochi privilegiati, scaricando i costi sul welfare integrativo aziendale e sui singoli. Come sindacato, non possiamo accettare che il diritto alla salute venga frammentato in base al contratto di lavoro o al reddito personale. Riaffermiamo che la salute è un diritto universale e deve restare tale: il Servizio Sanitario Nazionale va difeso e potenziato, non indebolito. Continueremo a batterci, insieme a tutta la Cgil, contro ogni tentativo di aziendalizzare o privatizzare la sanità” … “La sanità integrativa aziendale, negoziata nei contratti, deve tornare ad essere ciò per cui è nata: un supporto aggiuntivo, limitato e circoscritto, per alcune esigenze specifiche. Se invece la trasformiamo nell’asse portante delle cure, finirà per crollare sotto il peso delle aspettative e dei costi, lasciando scoperte proprio le persone più deboli. ….”.

Gli esiti della contrattazione per il pubblico impiego-istruzione e la posizione della FISAC CGIL nazionale si pongono in un contesto in cui i sindacati confederali vanno nella medesima direzione …. e hanno sicuramente con l’appoggio di gran parte dei lavoratori/lavoratrici ai quali non viene prospettata altra alternativa che “arrangiarsi” con la sanità integrativa convinti che non si può fermare lo sfascio della sanità pubblica.

E’ del 19.12.2025 la notizia dell’accordo interconfederale tra CGIL, CISL e UIL con il fondo FASIOPEN per estendere a tutte le categorie contrattuali le iniziative di sanità integrativa aziendale o per “aggiungere” coperture per le categorie già interessate da questa forma di welfare aziendale.

L’iniziativa rappresenta un salto di qualità, in negativo, in quanto FASIOPEN è costituito dagli stessi sindacati confederali che diventano (o pensano di poter divenire) direttamente “player” nel mercato della sanità integrativa in modo analogo a quanto sta avvenendo per la “distrazione” del TFR verso fondi integrativi pensionistici.

Il Consiglio Direttivo di Medicina Democratica si esprimerà nel dettaglio una volta esaminate le “coperture”, qui voglio confermare il nostro netto dissenso rispetto a tale scelta.

La discussione all’interno della CGIL, attivata anche in relazione ai contenuti della LIP attualmente in fase di raccolta di adesione, ci aveva convinto della possibilità di una, anche parziale, inversione di marcia a partire da un possibile obiettivo comune per la eliminazione delle incentivazioni fiscali relative a questa parte del welfare aziendale. Incentivazioni fiscali che tolgono risorse per il SSN, finanziato dalla fiscalità generale.

Non esiste, non vediamo, nella realtà dei fatti, “sinergia” e “complementarità” con il SSN ma solo un ulteriore indebolimento di quest’ultimo, indebolimento che andrà a peggiorare altre, prioritarie, funzioni in capo al servizio pubblico a partire dalla prevenzione primaria (sicurezza sul lavoro, controllo produzione e distribuzione alimenti e prodotti in genere, igiene pubblica e veterinaria). I sindacati che appoggiano queste forme di sanità integrativa colpiscono i diritti generali dei lavoratori e delle lavoratrici per luoghi di lavoro più sani.

Questo lo abbiamo ben chiaro in particolare in Lombardia ove, con l’appoggio della CGIL regionale, contrastiamo l’invasione di accordi tra assicurazioni integrative e strutture sanitarie pubbliche riguardanti anche prestazioni LEA e ricoveri (cosiddetta “superintramoenia”).

E’ evidente che questa estensione della “sanità integrativa” ha lo scopo principale di permettere di “saltare la coda” rispetto a chi non ha o non si può permettere una assicurazione/mutua. E l’esempio lombardo fa scuola ….

Sulla stessa falsariga la “sanità integrativa regionale” prevista nelle preintese sulla autonomia differenziata pur osteggiate da buona parte dei sindacati.

Tutte queste iniziative convergono ad allestire una sanità “differenziata” per censo e/o opportunità, simile a quella esistente prima della riforma sanitaria (che ha avuto anche il compito di superare mutue, assicurazioni ecc in quanto in crisi, troppo costose, discriminanti e senza migliorare la salute collettiva) o sul tipo della sanità francese e/o svizzera.

Negli anni ‘70 Medicina Democratica ha sostenuto assieme ai sindacati e alle realtà sociali una battaglia per i diritti alla salute per tutti/e, ora sembra che i sindacati confederali non vogliano andar oltre a “salvaguardare” i propri tesserati o poco più. Azione del tutto illusoria e miope che verrà in evidenza quando i costi per le assicurazioni aumenteranno o saranno ridotte le prestazioni “coperte”.

Questa strada è ben sostenuta dalle molte parti che vogliono distruggere il SSN come lo abbiamo costruito assieme e come l’abbiamo conosciuto finora, pur incompiuto negli obiettivi e oggetto di attacchi demolitori da decenni ma che è stato in grado di migliorare la qualità della vita e della salute della collettività.

Con questo non intendiamo lanciare “anatemi” nei confronti dei sindacati confederali ma segnalare che questa direzione distrugge anche la credibilità della funzione del sindacato come attore sociale, in assenza di idonee rappresentanze politiche, rendendo più difficoltoso riuscire a costruire piattaforme condivise e a condurre quelle iniziative collettive per mantenere, estendere e aggiornare i diritti di tutti/e.

Marco Caldiroli – Presidente di Medicina Democratica