Pubblico e privato in sanità, non solo una questione economica
Diritti Pubblico e privato in sanità, non solo una questione economica Due recenti episodi di cronaca, letti in controluce, mostrano le differenze e gli effetti concreti tra una gestione dei servizi sanitari con un approccio pubblico e/o privato. Ci permettono di andare oltre alle statistiche che mostrano una sempre più estesa privatizzazione (del mercato) della sanità accompagnata da un indebolimento del servizio sanitario pubblico. Una evidenza da alcuni ritenuta necessaria per la insostenibilità intrinseca del pubblico …
Pubblico e privato in sanità, non solo una questione economica
Due recenti episodi di cronaca, letti in controluce, mostrano le differenze e gli effetti concreti tra una gestione dei servizi sanitari con un approccio pubblico e/o privato.
Ci permettono di andare oltre alle statistiche che mostrano una sempre più estesa privatizzazione (del mercato) della sanità accompagnata da un indebolimento del servizio sanitario pubblico. Una evidenza da alcuni ritenuta necessaria per la insostenibilità intrinseca del pubblico (più anziani più prestazioni), piuttosto che un “abbaglio contabile” tra l’insieme del mercato della sanità con quello relativo ai livelli essenziali di assistenza che deve garantire il pubblico.
Vi sono anche coloro che, avendo introiettato che pubblico e privato sono “equivalenti”, interessa solo che la prestazione richiesta sia fornita (“Franza o Spagna, purchè se magna”, in politichese “sussidiarietà orizzontale”) ,,,, possibilmente a pari costo ….
I due casi mostrano la correlazione – e gli effetti sulla salute delle persone – di un approccio privatistico rispetto a quello pubblico (ovvero quello presumibilmente ligio agli obiettivi della riforma sanitaria del 1978).
Il primo caso riguarda gli avvelenamenti anche mortali da botulino che si sono verificati negli ultimi giorni in Calabria e in Sardegna e connessi alla produzione e/o conservazione di alimenti.
Da quanto leggiamo dai media non erano rispettate le norme igieniche da applicare alla somministrazione di alimenti. L’unico “antidoto” è l’attuazione della prevenzione nel campo alimentare, funzione e compito del servizio pubblico (ASL). Una funzione che riguarda tutta la filiera, in modo preventivo, oltre all’attivazione del sistema di allerta nazionale su prodotti sospetti di aver causato tossinfezioni e il ritiro degli stessi dagli scaffali. Tutte funzioni pubbliche di tutela della salute che al privato non interessano perchè non producono profitti e comunque, allo stato, sono riservate al pubblico per la “presa in carico” della salute collettiva che la Repubblica si è data anche limitando la “libera iniziativa economica privata” (art. 32 e 41 Costituzione).
Quello che però attira l’attenzione (anche della Magistratura inquirente) nel caso calabrese (due morti e dodici intossicati) sono le risposte date a due persone, poi decedute, che si erano rivolte alla clinica privata Tirrenia : “deve fare una visita in un ospedale pubblico”. Con questa risposta pilatesca, probabilmente si è perso il tempo utile per la somministrazione dell’antidoto salvavita. Questa frase l’avranno sentita in molti che si sono avvalsi delle prestazioni (a pagamento) dei finti “pronto soccorso” privati (pubblicizzati come tali) in particolare in Lombardia, niente altro che ambulatori a pagamento ad accesso libero che appena si rendono conto di una certa gravità delle condizioni della persona la “rimbalzano” al pubblico.
L’altro caso è quello avvenuto a Castellanza (VA) ove i pazienti oncologici che stavano seguendo un percorso chemioterapico da anni sono “stati invitati a scegliere altre strutture” perché Multimedica ha deciso improvvisamente di chiudere il proprio reparto di oncologia.
Appare quale effetto “tipico” dell’approccio lombardo nel rapporto pubblico-privato in sanità : il privato prende (viene accreditato e convenzionato senza obiezioni) quelle prestazioni di interesse economico lasciando al pubblico quelle che non ritiene abbastanza remunerative (qui ci sarebbe da aprire la discussione sul sistema complessivo di remunerazione, dalle prestazioni ospedaliere fino ai medici di medicina generale).
Una falsa equivalenza pubblico-privato realizzata senza neppure obbligare il privato a garantire modalità di erogazione delle prestazioni secondo le regole di una pianificazione socio-sanitaria (per esempio in Lombardia non abbiamo ancora un centro unico di prenotazione che includa le strutture private). Questo probabilmente il modello che il Presidente della Lombardia intende proporre alla Conferenza delle regioni come sua personale (contro)riforma della sanità nazionale.
Nel caso di Castellanza la questione è ancor più scottante perché l’amministrazione pubblica dal 2023 ha sottoscritto una “convenzione indiretta” con Humanitas – altra struttura privata presente sullo stesso territorio comunale – per concedere uno sconto del 15 % di primo accesso a prestazioni private su “base etnica” : solo ai residenti e ai dipendenti del Comune. Uno tra i tanti modi, da “supermercato”, per “spostare” le persone da prestazioni in regime pubblico a privato, contando poi di trattenerle … a prezzo pieno per le successive necessità terapeutiche.
Gli episodi che abbiamo illustrato non hanno a che fare direttamente con la questione delle liste d’attesa e mettono in primo piano la differenza sostanziale tra funzione pubblica della sanità (attuazione degli obiettivi della riforma sanitaria : prevenzione, cura e riabilitazione, e poniamo l’attenzione e la priorità sulla prevenzione primaria) e l’estensione progressiva del privato quale erogatore di prestazioni – non sempre appropriate – per chi ha un problema di salute, sostituendosi al pubblico e facendo leva anche sulle liste d’attesa.
Se si riconosce questa sostanziale differenza di funzione (di obiettivi) tra pubblico e privato si riconosce il motivo per cui le proposte che mettono in cima la richiesta di incrementi del finanziamento pubblico al SSN appaiono inadeguate. Siamo convinti che prima occorre una nuova riforma che aggiorni, mantenendoli, gli obiettivi e l’approccio universalistico del SSN (vera “eccellenza”) per poi definire l’entità e l’allocazione delle risorse, non il contrario. Proporre una politica dei “due tempi” continuerebbe a garantire al privato la “gallina dalle uova d’oro” del pubblico senza alcuna garanzia di migliorare la capacità di rispondere ai bisogni di salute collettiva, con priorità alla prevenzione primaria.
A cura di Marco Caldiroli – Presidente Medicina Democratica
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