Come purtroppo era previsto, la ripresa del processo ex Ilva “ambiente svenduto” (dopo la condanna a Taranto nel 2021 e la cancellazione della sentenza per appigli davvero da azzeccagarbugli) a Potenza comincia a “mietere” prescrizioni.
Il 22 maggio sono usciti in questo modo 15 imputati tra cui Nicola e Fabio Riva nonchè Nichi Vendola (allora presidente della giunta regionale) per i reati di associazione a delinquere, omissione e concussione.
Significativa la posizione di Nichi Vendola che ha protestato per la sua odissea giudiziaria durata 14 anni (e una condanna) e che ora finisce in un “porto delle nebbie”.
Tutti/e ed in particolare i residenti affumicati dalle emissioni degli impianti e i lavoratori esposti alle stesse emissioni nei luoghi di lavoro, avrebbero preferito confrontarsi in Cassazione per verificare se la sentenza della Corte d’Assise del 2021 fosse stata in grado di dire una parola conclusiva sulla vicenda.
Un argomento su cui ci sarebbe piaciuto avere una visione definitiva è se la normativa regionale sulle emissioni di diossine, allora tanto decantata, fosse stata redatta “assieme” alla società Riva….. come riportato nella sentenza del 2021.
Già allora la sentenza aveva riconosciuto numerose prescrizioni ma le condanne erano state chiare, come pure le sanzioni significative (compresa la confisca della area a caldo) e in grado di determinare la chiusura degli impianti o una loro preventiva bonifica prima di un riavvio anzichè il loro funzionamento a singhiozzo, ulteriori inquinamenti, ulteriori omicidi sul lavoro, ulteriori spese di denaro pubblico.
Tra questi mettiamo anche Medicina Democratica che allora, come ora, è riconosciuta come parte civile nel processo ed è intervenuta in diverse occasioni assieme ai sindacati di base per sostenere le ragioni dei lavoratori e dei residenti a partire dalla critica della AIA ministeriale rilasciata nel 2012.
“Picchiare” sulla AIA era l’indirizzo giusto per ottenere significativi miglioramenti dei processi in tempi decenti, invece si è optato per continue proroghe e deroghe …. per questo la Corte di Giustizia UE il 25 giugno 2024 ha condannato lo Stato Italiano per non aver attuato le normative ambientali europee, non aver considerato i danni sanitari conseguenti alle non scelte contenute nella autorizzazione.
Da qui la sentenza del Tribunale di Milano che ha contestato anche l’ultima AIA rilasciata nel 2025 e ha dato tempo al 24 agosto 2026 agli attuali gestori di adeguarsi con interventi aggiuntivi o meglio sostitutivi di diverse prescrizioni inadeguate alla tutela ambientale e sanitaria ,,,, e siamo ancora nel pieno di questa “diatriba” solo apparentemente “amministrativa”.
Nella vicenda ILVA se ne sono viste di tutti i colori, tra queste ricordiamo gli “scienziati” al soldo dei Riva e sottoscrittori di relazioni che cercavano di scagionare l’impresa e la contaminazione prodotta dalle responsabilità sui palesi effetti patologici sulla popolazione e i lavoratori. Tra questi spicca il dr. Paolo Boffetta spuntato fuori recentemente anche a difesa della proprietà della ex Miteni e quindi dei PFAS.
Contestando per ILVA gli studi epidemiologici di Sentieri (e riguardanti gli effetti sanitari dei residenti nei SIN – Siti di Interesse Nazionale, ovvero i principali siti contaminati italiani) e nel caso di Miteni hanno sostenuto le tesi aziendali che l’esposizione a PFAS al massimo fa aumentare un po’ il colesterolo, una relazione caratterizzata da un madornale errore sulle concentrazioni dei PFAS nell’acqua prese in considerazione per i “modelli” previsionali degli impatti sanitari.
Per ILVA erano numerosi i soggetti che accusavano i periti a fianco delle parti civili di “esagerare”.
Non sappiamo come andrà a finire e la tagliola delle prescrizioni in un paese dove i più garantiti sono gli imputati e le parti offese non sono messe in condizioni di poter far valere i propri diritti rischiando oltre alla beffa della mancata giustizia anche il danno di venir chiamati a spese impossibili come è capitato alla nostra associazione nel caso – anche se con condanne finore confermate – del crimine ferroviario di Viareggio del 2009.
A cura di Marco Caldiroli – Presidente di Medicina Democratica























