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Letture consigliate : Napoli Est una storia di violenza ambientale

Diritti   È in libreria da questa settimana Napoli Est. Una storia di violenza ambientale (Monitor edizioni, 120 pagine, 12 euro), un libro di Valerio Caruso, Walter Molinaro, Michela Romano, Elisabetta Rota, Giorgia Scognamiglio. NAPOLI EST. Una Storia di violenza ambientale (LINK) Lo segnaliamo perchè è un tema trattato e approfondito in diverse occasioni dalla realtà locale di Medicina Democratica di Napoli (con anche contributi sulla nostra rivista). Riportiamo dalla introduzione del libro, scritto a più mani. <<  Le scelte che hanno fatto di Napoli …

 

È in libreria da questa settimana Napoli Est. Una storia di violenza ambientale (Monitor edizioni, 120 pagine, 12 euro), un libro di Valerio Caruso, Walter Molinaro, Michela Romano, Elisabetta Rota, Giorgia Scognamiglio.

NAPOLI EST. Una Storia di violenza ambientale (LINK)

Lo segnaliamo perchè è un tema trattato e approfondito in diverse occasioni dalla realtà locale di Medicina Democratica di Napoli (con anche contributi sulla nostra rivista).

Riportiamo dalla introduzione del libro, scritto a più mani.

<<  Le scelte che hanno fatto di Napoli Est un polo industriale, un hub energetico o una discarica urbana non sono state prese qui. Hanno radici nelle politiche industriali nazionali, nelle strategie delle multinazionali del petrolio, nei rapporti asimmetrici all’interno del comune di Napoli, dell’area metropolitana e della regione. Così i benefici, i profitti e il potere decisionale sono rimasti altrove, mentre i costi, i rischi e le malattie si concentrano qui. Le comunità locali, ieri come oggi, sono state tenute ai margini: le rare occasioni di consultazione hanno avuto valore solo simbolico, mentre le decisioni reali venivano prese altrove.

A rafforzare questa logica ha contribuito la rappresentazione di Napoli Est come una periferia degradata, uno scarto urbano che sembra naturalmente predisposto ad accogliere nuovi impianti e funzioni indesiderate. Una violenza simbolica che legittima la violenza materiale, riproducendo la logica estrattiva che condanna questi quartieri a rimanere utili agli altri e dannosi per sé stessi.

Eppure, Napoli Est non è solo spazio di subalternità. Qui le disuguaglianze vengono nominate, contestate e trasformate in fili di resistenza: comitati civici, orti urbani, pratiche di riuso, reti di solidarietà. L’intervista a De Matteo e Improta racconta la nascita di Barra R-Esiste dopo i roghi di via Mastellone; quella a Paolo Fierro la collaborazione tra medici e attivisti per smascherare i silenzi istituzionali e reclamare riconoscimento. L’orto sociale di Ponticelli o le esperienze di Remida mostrano come la cura collettiva possa restituire senso a spazi negati. Queste pratiche non cancellano il peso della storia, ma aprono immaginari diversi, ribaltando la logica dello scarto che ha segnato la storia di questi luoghi.

Insieme, i contributi compongono una mappa a più livelli dell’ingiustizia ambientale: distribuzione diseguale dei rischi, vulnerabilità sociali, esclusione dai processi decisionali, responsabilità politiche ed economiche, stigmatizzazione del territorio, fino alle pratiche di resistenza e di cura collettiva. Mettere insieme queste prospettive significa restituire complessità a un territorio che è emblema delle contraddizioni ambientali e sociali che attraversano le nostre città. Guardare Napoli Est con questa lente non significa condannarla a un destino ineluttabile, ma riconoscere la violenza che l’ha prodotta e le lotte che la attraversano. Significa spostare lo sguardo, da uno spazio da bonificare a un luogo di vita che reclama dignità, diritti e riconoscimento.>>



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