Segnaliamo il testo di Salvatore Palidda, fornendo passi della introduzione allo stesso.
Aggiungiamo una considerazione “giuridica”: nei tanti processi ove Medicina Democratica è stata ed è parte civile, raramente abbiamo incontrato tra gli imputati i rappresentati istituzionali o meglio le “autorità competenti” il cui ruolo è quello di prevenire, nonostante spesso emergono palesi assenze o inadeguatezze di intervento, se non complicità, tolleranze e/o ritardi nella applicazione delle norme.
Anche gli ultimi eventi come quello di Crans Montanà mostrano una inadeguatezza nell’intervento di tutela delle istituzioni pubbliche (pure in Svizzera !), le motivazioni sono molteplici e il testo che presentiamo cerca di darne conto ma possiamo ricordare la insufficienza normativa, e l’allentamento della stessa per sopravvenute “esigenze” (v. “grandi opere”), l’insufficienza di personale negli organi di vigilanza (e lo scoordinamento tra gli stessi), una voluta omissione di interventi per non dover affrontare agguerriti studi legali delle controparti e qualche volta esplicita corruzione….
A mio avviso la negazione e l’inadeguatezza del “controllo e partecipazione popolare”, a partire dal diritto alla informazione completa e permanente, rispetto all’azione delle istituzioni costituisce l’elemento principale e il nodo da superare per modificare quell’atteggiamento che, nei “casi migliori” è inerzia nei “peggiori” è complicità con le imprese inquinanti.
Marco Caldiroli
Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo la premessa del Libro-Inchiesta di Salvatore Palidda, CRIMINI ECOLOGICI E IMPUNITÀ (Multimage,2025 https://www.multimage.org/libri/crimini-ecologici-e-impunita), finito di stampare negli ultimi giorni del 2025.
L’inchiesta ricostruisce l’impressionante sequenza di crimini ecologici di cui la storia d’Italia è stata particolarmente segnata da questi misfatti, che non a caso spesso si intrecciano con le stragi di Stato (quindi con l’opera dei servizi deviati). Senza andare a tempi più remoti, dal 1945 in questo paese si è sperimentata una sconvolgente ripetizione di questo genere di reati, con migliaia di morti e giganteschi danni materiali e sanitari di cui si pagano ancora le conseguenze (soprattutto come contaminazioni tossiche che provocano malattie mortali e come dissesto idrogeologico, frane e ripetute catastrofi). Tale reiterazione è l’esito sfacciato dell’operato di governi che non solo hanno resa vana la Carta costituzionale, ma hanno anche sabotato qualsiasi programma di bonifica e di prevenzione: un crimine contro l’umanità_
Premessa
A parte i crimini attribuiti alla criminalità o al terrorismo, sinora si è sempre parlato e studiato solo di crimini definiti semplicemente naturali o al massimo ambientali mentre più raramente si è parlato e studiato di crimini ai quali si devono tante stragi di lavoratori e di abitanti a seguito di incidenti o disastri industriali, camuffati come naturali (come fu il caso del Vajont e di altri simili) o dovuti alla diffusione di contaminazioni tossiche. Anche se recentemente si è cominciato a parlare di disastri ecologici, manca spesso la chiara causa di tali disastri e l’identificazione dei responsabili che sono sempre i dominanti economici e politici in nome del progresso, ossia dello sviluppo economico … sulla pelle di vittime prive di protezione.
Da parte sua la criminologia critica ha ignorato questo campo di studio malgrado l’impegno e l’attenzione che emersero dopo il ’68 fra alcuni magistrati del lavoro, medici democratici e militanti della sinistra sindacale e politica di allora.
In questo testo consideriamo crimini ecologici tutti quelli che colpiscono tutto il mondo vivente (gli umani, gli animali e i vegetali) oltre a distruggere l’assetto dell’ecosistema, le strutture abitative e le infrastrutture. Quindi crimini contro l’umanità che però spesso restano ancora ignorati al pari delle tante insicurezze ignorate dai governanti (delle destre e anche dell’ex-sinistra).
Provando a ricostruire la storia di questi crimini in Italia appare chiaro che essa si incrocia con quella delle stragi, dei tentativi di colpi di stato, cioè di un paese che è rimasto alla mercé di un dominio capitalista reazionario che non ha mai smesso di accanirsi sulla popolazione e sui lavoratori privi di protezioni.1
Nonostante l’eccesso di polizie, di loro operatori e di loro mezzi e risorse finanziarie, la protezione dei lavoratori e della popolazione è stata quasi sempre assente o addirittura ha agito per reprimere la rivolta delle vittime. Nessun governo ha provveduto a varare un programma di risanamento dei rischi e quindi di prevenzione; ma le agenzie di prevenzione e controllo (ispettorati del lavoro e ispettori-ASL, etc.) sono stati ridotti all’incapacità di operare (basti pensare che in occasione della strage alle Esselunga di Firenze in tutta la provincia c’era un solo ispettore).
Questo testo si rifà e aggiorna la ricerca svolta dal 2010 attraverso un approccio di sociologia storica (come suggeriva Paul Veyne. Proverò così a mostrare come la storia dei crimini ecologici in Italia faccia parte dello sviluppo economico governato da autorità pubbliche asservite agli interessi del padronato (privato e pubblico) soprattutto dalla fine del fascismo sino a oggi.
Salvatore Palidda
Presentazione di Crimini ecologici e impunità























