La strage operaia della Mecnavi e le altre … 13 marzo 1987
Diritti Riportiamo la nota del Coordinamento 12 ottobre per la salute e la sicurezza, contro la repressione, nei luoghi di lavoro in memoria dei lavoratori uccisi dal profitto nel ventre della “Elisabetta Montanari” nel porto di Ravenna. Prima di allora e purtroppo anche successivamente gli infortuni mortali multipli sono stati molti e la gran parte accomunati dal lavoro in condizioni disumane in ambienti che la normativa già allora definiva “confinati” e caratterizzati dal rischio di asfissia e/o …
Riportiamo la nota del Coordinamento 12 ottobre per la salute e la sicurezza, contro la repressione, nei luoghi di lavoro in memoria dei lavoratori uccisi dal profitto nel ventre della “Elisabetta Montanari” nel porto di Ravenna. Prima di allora e purtroppo anche successivamente gli infortuni mortali multipli sono stati molti e la gran parte accomunati dal lavoro in condizioni disumane in ambienti che la normativa già allora definiva “confinati” e caratterizzati dal rischio di asfissia e/o di spazi angusti esponenzialmente incrementati dalla precarietà dei lavoratori e dalla assoluta assenza di sistemi di emergenza.
Fa impressione, oggi, il parallelo con un altro crimine del capitalismo non più “trattenuto” dal diritto internazionale, le guerre che continuano a divampare e che vedono tra i bersagli le navi (la “Elisabetta Montanari” era destinata al trasporto di GPL) e le strutture petrolifere (con i relativi “effetti collaterali” di disastri ambientali che si aggiungono a quelli dovuti ai cicli lineari dell’economia : prelievo di risorse dal pianeta – ciclo del “consumo” – smaltimento sul pianeta dei rifiuti) come pure le strutture sanitarie, E’ la “guerra totale” di memoria nazi-fascista.La guerra è un atto inumano di per sè ma ora si aggiungono ripetuti e sempre più estesi crimini di guerra. I responsabili sono convinti che rimarranno impuniti perchè non vi è una giustizia che possa perseguirli efficacemente. Anche i “padroni” di allora e di oggi pensano che arrivare a mettere a rischio la vita di lavoratori e lavoratrici sia “accettabile” perchè si conta sull’impunità o su condanne di poco conto.
Con la sentenza finale della Cassazione (depositata il 2 marzo 1995) le condanne si ridussero ad 8 soggetti (i titolari dei subappalti ne uscirono indenni): 4 anni per Enzo e Fabio Arienti; 3 anni per Campana e Fanelli; 2 anni e 10 mesi per Sama, 2 anni e 6 mesi per Gabriele Arienti; 1 anno e 4 mesi per Bernabei e Pirri.
In quel caso Mecnavi cercò di occultare il caporalato diffuso preoccupandosi non di salvare gli operai ma di regolarizzarli post-mortem (quante volte è successo poi e succede ancora oggi ?):
- Filippo Argnani, di 40 anni.
- Marcello Cacciatore, 23 anni, di Ruffano (LE).
- Alessandro Centioni, 21 anni, di Bertinoro.
- Gianni Cortini, 19 anni, di Ravenna, era al suo primo giorno di lavoro.
- Massimo Foschi, 36 anni, di Cervia.
- Marco Gaudenzi, 18 anni, di Bertinoro.
- Domenico Lapolla, 25 anni, di Bertinoro.
- Mosad Mohamed Abdel Hady, 36 anni, egiziano, residente a Marina di Ravenna.
- Vincenzo Padua, 60 anni, unico dipendente della Mecnavi, vicino al pensionamento.
- Onofrio Piegari, 29 anni, di Bertinoro.
- Massimo Romeo, 24 anni, al suo primo giorno di lavoro.
- Antonio Sansovini, 29 anni.
- Paolo Seconi, 24 anni, di Ravenna, al suo primo giorno di lavoro.
