Una sanità pubblica, per tutte/i, efficiente ed efficace”: con questa parola d’ordine “scenderemo in piazza” sabato 11 aprile, con una manifestazione che partirà dal Palazzo della Regione (via Galvani) alle ore 15.00 e arriverà in Piazza 25 Aprile. “Non si può più attendere. Troppe persone stanno rinunciando alle cure per le lunghissime liste d’attesa: l’alternativa è dover pagare per poter essere curati, ma chi non ha i soldi è costretto a rinunciare! In Lombardia è cresciuta una privatizzazione selvaggia e quasi senza regole, che ha colpito duramente il diritto alla salute di tutte e tutti, sancito dalla Costituzione, e in particolare delle fasce di popolazione meno abbienti e più disagiate”, è quanto sostiene il Comitato Promotore a cui aderiscono, una quarantina di realtà associative, organizzazioni, sindacati e partiti, fra cui la Lombardia SiCura, il Coordinamento Lombardo Sportelli Salute e le forze politiche d’opposizione.
Il grave attacco al Servizio Sanitario regionale colpisce e mortifica anche la grande qualità del lavoro e delle prestazioni garantita da infermieri, medici e professionisti, non sufficientemente valorizzati e ascoltati. L’obiettivo originario del Servizio Sanitario Nazionale è produrre salute collettiva, sviluppare la prevenzione primaria e rendere disponibili le cure per tutte/i.
Per questo, sostiene il Comitato Promotore, occorre ripensare radicalmente il sistema sociosanitario lombardo sostenendo la sanità pubblica e chi vi opera: “Vogliamo una Sanità per la salute di tutti non per i profitti di pochi “!
Fra i punti chiave al centro della piattaforma vi sono l’istituzione di un Centro Unico di Prenotazione, CUP per tutte le strutture pubbliche e private convenzionate; la decadenza dei direttori generali nelle cui strutture non vengono rispettati i tempi di attesa e le agende vengono chiuse; il ritiro della delibera 15/9/2025, che istituisce la superintramoenia; il ritiro della delibera 29/9/2025, che destina i fondi per l’abbattimento delle liste d’attesa alle strutture private, che devono invece essere destinati alle strutture pubbliche; la sospensione automatica dell’intramoenia quando l’Asst/ospedale non rispetta i tempi di attesa; la garanzia per i malati cronici della continuità assistenziale e dei percorsi terapeutici; il divieto alle strutture pubbliche di esternalizzare e “affittare” attività sanitarie e operatori sanitari a strutture private; l’obbligo per la regione di rendere pubblici i contratti di convenzione tra SSR e strutture private; il afforzamento dei servizi territoriali dai consultori a quelli destinati alla medicina del lavoro, alla salute mentale, all’assistenza domiciliare, all’ambiente.
























