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LA CORSA DELLA PUGLIA CONTRO IL DEFICIT IN SANITA’: RICETTE VECCHIE SENZA VISIONE SUL FUTURO

Diritti   LA CORSA DELLA PUGLIA CONTRO IL DEFICIT IN SANITA’. RICETTE VECCHIE SENZA VISIONE SUL FUTURO Non è la prima volta che la Regione Puglia interviene con misure restrittive sulla spesa sanitaria. La prima chiusura totale dei rubinetti risale al 2001, con Rocco Palese, allora braccio destro di Raffaele Fitto. Successivamente, durante il secondo governo Vendola, si è proseguito lungo una linea comunque aperta al privato, come dimostrano l’incremento dei ticket e l’istituzione di pronto …

 

LA CORSA DELLA PUGLIA CONTRO IL DEFICIT IN SANITA’. RICETTE VECCHIE SENZA VISIONE SUL FUTURO

Non è la prima volta che la Regione Puglia interviene con misure restrittive sulla spesa sanitaria. La prima chiusura totale dei rubinetti risale al 2001, con Rocco Palese, allora braccio destro di Raffaele Fitto. Successivamente, durante il secondo governo Vendola, si è proseguito lungo una linea comunque aperta al privato, come dimostrano l’incremento dei ticket e l’istituzione di pronto soccorso privati. In seguito, con Michele Emiliano, si è assistito al blocco degli acquisti, accompagnato però dal ricorso a numerosi consiglieri consulenti, ben retribuiti, e da una notevole apertura verso il privato. Il risultato, tuttavia, è sotto gli occhi di tutti: il disavanzo cresce, ma non cresce l’efficienza del sistema. Da vent’anni, infatti, il numero dei pugliesi che scelgono di curarsi fuori regione resta sostanzialmente invariato: circa 60 mila persone. Oggi il presidente della Regione Decaro punta il dito contro i medici che vengono a visitare in Puglia e poi indirizzano i pazienti verso strutture di altre regioni. Una lettura semplicistica, che non affronta le cause reali del problema.

Anche questa nuova stretta, con ogni probabilità, non produrrà risultati concreti. Le ragioni sono evidenti. La spesa farmaceutica è in larga parte governata a livello centrale, dove vengono autorizzati farmaci costosissimi e spesso dal vantaggio terapeutico incerto, talvolta valutati rispetto al placebo anziché rispetto alle terapie già disponibili, come da tempo denuncia Silvio Garattini. L’industria farmaceutica continua inoltre ad avere un ruolo dominante nella formazione dei medici e, più in generale, degli operatori sanitari. Manca una vera politica di prevenzione (quella primaria, si fa solo quella secondaria), così come manca una reale prossimità tra medici e pazienti: poco tempo dedicato, scarsa accessibilità, contatti spesso possibili solo a pagamento. Si parla di stili di vita, scaricando a livello individuale la tutela della salute, che è un problema collettivo, globale, che parte dall’ambiente in cui viviamo e continua con la qualità dei prodotti che mangiamo (superprocessati, carichi di pesticidi e sostanze chimiche che standardizzano i sapori). Così come resta insufficiente l’investimento sulla mobilità collettiva, che pure incide in modo rilevante sulla salute pubblica.

Inoltre, acquistare un numero crescente di prestazioni sanitarie, aumentando il tetto di spesa ai privati per ridurre i tempi di attesa (nonostante in Puglia la sanità privata superi già quella pubblica  con il 51% della spesa sanitaria rispetto ad una media italiana del 40%), sposta il baricentro della salute dagli ospedali pubblici a quelli accreditati, (3,2 centri ogni 10.000 abitanti, percentuali fra le più alte d’Italia insieme a Lazio, Campania, Lombardia e Sicilia), senza una strategia sulla appropriatezza prescrittiva, e rischia di alimentare soltanto la domanda inappropriata, senza migliorare davvero gli esiti di salute. La verità è che solo migliorando concretamente la salute dei pugliesi si può ridurre il bisogno di cura. Ma gli interventi necessari richiedono una visione di lungo periodo e travalicano inevitabilmente la durata di un singolo mandato elettorale. Per questo, senza un cambiamento strutturale, la sanità pugliese è destinata a proseguire nello stesso schema degli ultimi vent’anni: uno sterile alternarsi di stop and go, senza una vera soluzione.

A cura della sezione di Medicina Democratica della Puglia