28 aprile, giornata della sicurezza sul lavoro: Profitto o salute ??

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Oggi, 28 aprile, i media presentano una spolverata di attenzione ai temi della sicurezza sul lavoro non legati alle lacrime da coccodrillo per l’ennesimo infortunio mortale.

Gli enti preposti snocciolano numeri e cercano di fornire valutazioni sulle tendenze (aumento, diminuzione, stasi) di infortuni e malattie professionali richiamando per l’ennesima volta la necessità di “implementare la cultura della sicurezza”

Le ASL forniscono numeri sui “controlli” effettuati e le relative sanzioni erogate dai servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, vera “cenerentola” dei dipartimenti di prevenzione e oramai interessata da migrazioni verso l’attività privata o dalla difficoltà di “reclutamento” dei – comunque pochi – tecnici della prevenzione.

Poco o niente in merito alla qualità degli interventi o un tentativo di capire la distanza tra interventi svolti (e le modalità del loro svolgimento) e le necessità rispetto alle diverse realtà territoriali.

Una volta esistevano le mappe di rischio, si ricostruivano profili di rischi per comparto individuando la consistenza nel proprio territorio. Ora si va correndo qua e là a seconda della emergenza, si fanno dei “programmi mirati di prevenzione” sicuramente necessari ma con campioni ridotti e a tempo limitato, riuscendo al più a sensibilizzare qualche impresa ma senza costruire un rapporto continuativo con gli “attori della prevenzione” ed in particolare le rappresentanze dei lavoratori (RLS, sindacati).

Preferiamo allora segnalarvi un testo che fa tesoro della esperienza personale per mostrare una storia di nocività che si tende a dimenticare pensando che ora, con le norme europee di tutela, quel tempo sia superato e non possa più tornare.

“Profitto o salute ?” di Edoardo Bai racconta delle storie “vere”, vissute da chi aveva il potere e il dovere di intervenire a tutela della salute delle popolazioni come dei lavoratori e spesso si trovava a dover affrontare temi sconosciuti (o misconosciuti) senza un quadro tecnico, scientifico e normativo adeguato. Come un novello Sisifo il racconto affronta alcuni degli eventi – anche recenti – ove la ricerca del profitto è stata volutamente conflittuale con quella della tutela della salute.

Si parte da singole “storie di infortuni” dimenticate come di casi “eclatanti”, e rappresentativi di  contaminazioni diffuse ; dal crimine di Seveso (diossina) e delle produzioni e impieghi di PCB (e il disastro Caffaro a Brescia) a quelli dell’esposizione all’amianto (in dettaglio il caso della Italcementi di Matera) e dai “mercenari della scienza” che si mettono in mezzo, profumatamente pagati dalle aziende sotto processo, per negare o mettere in discussione anche la “formula dell’acqua” ovvero per mettere in dubbio quelle che sono evidenze scientifiche di nocività.

Il testo si conclude con un tema all’ordine del giorno che interessa tutti noi e non solo le persone nelle vicinanze dei produttori principali (ex Miteni a Vicenza, Solvay a Spinetta Marengo) ovvero la diffusione ambientale delle sostanze “eterne”, composti organici alchilati del fluoro (PFAS) cui la nostra rivista ha dedicato diversi interventi, anche di Edoardo Bai. Un gruppo di sostanze che letteralmente “maneggiamo” quotidianamente dati gli estesissimi impieghi:  negli apparati elettronici come nell’abbigliamento, nelle padelle antiaderenti come nelle schiume antincendio

Indice:

Premessa

Gli infortuni

L’industria a difesa del prodotto : i mercenari della scienza

Il Polo Chimico di Rodano e Pioltello

Seveso e dintorni

I PCB

Italcementi

La fabbrica delle nuvole

I polifluoroalchilati (PFAS)

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