E’ utile una Legge di Iniziativa Popolare per il rilancio della sanità pubblica ?

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Abbiamo dato notizia dell’avvio della raccolta firme relativa alla legge di iniziativa popolare promossa dalla CGIL Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale

Questa iniziativa ed i suoi contenuti hanno subito diverse critiche da “fuoco amico” su diversi aspetti.

Proviamo a evidenziare quelli principali :

  • la CGIL è un sindacato, non deve sostituirsi ai partiti agendo con proposte di referendum e/o di legge, che agisca come sindacato attivando i lavoratori e i lavoratrici per ottenere risultati con le modalità di lotta “tradizionali”.
  • la CGIL è tra i sindacati che hanno promosso l’estensione del “welfare aziendale” anche a fondi integrativi sanitari in sostituzione di parte degli aumenti salariali e indebolendo indirettamente il SSN di diritto pubblico.
  • il testo proposto non affronta alcuni nodi importanti (quello principale l’aziendalizzazione delle strutture della sanità pubblica, l’accreditamento della sanità privata, la necessità di un contratto unico della sanità privata e pubblica).
  • il testo proposto affronta in modo non sufficientemente radicale alcuni nodi (recupero del finanziamento verso la sanità pubblica.

Sul primo argomento si può solo ricordare che la responsabilità della assenza di referenti politici/partitici in grado di cogliere quanto esprimono le realtà sociali non è certo del sindacato ma della sinistra che nelle progressive scissioni si è autoinflitta un ruolo comprimario. Se la CGIL finisce per “surrogare” tale funzione non è certo una colpa, il resto è una critica certamente legittima ma di carattere generale sul ruolo dei sindacati, poco specifica rispetto a temi che non riguardano esclusivamente i lavoratori e le lavoratrici.

Potrei aggiungere, come realtà associativa  che ha partecipato alla discussione sul testo, che ha presentato emendamenti e integrazioni in parte accolti, che il percorso e il confronto tra CGIL e realtà associative è stato talvolta segnato da una certa difficoltà a “discutere alla pari” dei contenuti.

E’ vero che la proposta non affronta il tema del welfare aziendale, l’unico passaggio dedicato riguarda il principio che i fondi sanitari non possono costituire uno dei fondamenti del SSN ovvero per i quali vanno introdotti limiti rigorosi. Il tema poteva essere affrontato, pur indirettamente intervenendo sulle incentivazioni/agevolazioni fiscali connesse ma va tenuto in conto che la CGIL, tra i sindacati “maggiori”, è l’unica organizzazione che ha discusso del tema e al suo interno – oltre alla maggior parte dei sindacati di base – la critica e l’opposizione a continuare su questa strada si è rafforzata contestualmente alla evidenza che la “sanità integrativa” tende a divenire “sostitutiva” o più banalmente un modo per “accorciare la fila” come nel caso della delibera sulla superintramoenia in Lombardia.

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Nel mantenere la critica a tali scelte (da poco estese al contratto pubblico della scuola) riteniamo che dal confronto tra realtà associative e CGIL il messaggio sia arrivato,

Medicina Democratica ha deciso di sostenere l’iniziativa senza nascondere i limiti della stessa rispetto agli obiettivi dichiarati dalla nostra associazione e confermati nel nostro recente congresso, sulla base delle seguenti considerazioni.

Si tratta della prima proposta organica di intervento legislativo non governativo che viene presentata da anni, finora abbiamo registrato appelli più o meno articolati, proposte di legge di partiti su punti specifici (senza alcun coinvolgimento delle realtà associative).

Quello che c’è, anche se non sempre espresso al meglio rispetto a posizioni più radicali (come quelle di Medicina Democratica) va comunque in una direzione condivisibile : incremento del finanziamento del fondo sanitario nazionale dedicato esclusivamente alla sanità pubblica, contrasto alle esternalizzazioni in sanità pubblica, sblocco delle assunzioni nella sanità pubblica, sostegno nella estensione del ruolo dei consultori e delle strutture territoriali di sanità mentale, incentivazione alla dipendenza dei Medici di medicina generale e dei pediatri, “riempimento” di funzioni e operatori nelle case di comunità, maggiori tutele degli operatori della sanità, intervento sulla scelta dei medici competenti nei luoghi di lavoro, esclusione della autonomia differenziata dalla sanità regionale, estensione dei diritti dei fragili e dei non autosufficienti (anche se non si mette in discussione la l. 33/2024).

Certamente non è il testo della “riforma delle controriforme” che necessita per dare continuità al SSN come impostato dalla riforma sanitaria del 1978 caratterizzato da universalità di accesso, gratuità, partecipazione con l’obiettivo prioritario della prevenzione primaria, prima della cura e della riabilitazione.

Medicina Democratica allora formulò critiche sul testo di legge poi approvato ma non per questo non l’ha sostenuto come autentica riforma sostanziale della sanità divenuta “bene comune” e tra gli strumenti per l’attuazione del diritto alla salute (ciò che si è perso da allora non è solo la preminenza del pubblico e l’espansione della sanità privata con le sue logiche diverse, ma soprattutto la volontà di intervenire sui determinanti di salute e non solo di fornire prestazioni).

In questo momento, a parte i proclami parziali e le vertenze locali, non abbiamo altri strumenti, con valenza nazionale, per dare segnali alternativi ad ulteriori derive del SSN che vengono avanti dal ddl governativo   agli interventi sulle professioni sanitarie alle “preintese” sulla autonomia differenziata che lanciano anche forme di fondi sanitari regionali (il pubblico che fa concorrenza a sè stesso….).

In poche parole un bicchiere mezzo pieno … da riempire così da rendere utile una legge di iniziativa popolare per il rilancio della sanità pubblica.

a cura di Marco Caldiroli