Diritti

Morire per aver sfondato una lastra di eternit camminandoci sopra, perchè non deve succedere ma succede e dove cercare le responsabilità della mancata prevenzione

Diritti Tra i tanti, troppi, infortuni mortali causati dal lavoro (per usare i termini INAIL “in occasione di lavoro”) quelli di caduta dall’alto durante lavori di carattere edile, in particolare sulle coperture, hanno una loro “tipicità” e ricorrenza frequente da aver, anche recentemente, spinto per modifiche normative. Nell’ambito delle cadute dell’alto, da coperture, una particolare rilevanza hanno quelli causati dallo sfondamento della copertura durante il camminamento sopra la stessa, la copertura è realizzata con elementi che …

Tra i tanti, troppi, infortuni mortali causati dal lavoro (per usare i termini INAIL “in occasione di lavoro”) quelli di caduta dall’alto durante lavori di carattere edile, in particolare sulle coperture, hanno una loro “tipicità” e ricorrenza frequente da aver, anche recentemente, spinto per modifiche normative.

Nell’ambito delle cadute dell’alto, da coperture, una particolare rilevanza hanno quelli causati dallo sfondamento della copertura durante il camminamento sopra la stessa, la copertura è realizzata con elementi che non reggono (o possono non reggere) il peso di una persona come ad esempio lucernari in plexiglass o le fatidiche lastre in cemento amianto (eternit) quando appunto al di sotto non vi è alcuna soletta ma il vuoto fino alla pavimentazione sottostante, negli edifici industriali significa una caduta di almeno 6 metri, mortale o con danni significativi.

L’evento più recente è avvenuto presso il sito della Solvay a Rosignano Marittimo, la vittima è un lavoratore di una ditta in appalto cui è stato affidato l’intervento di bonifica dell’amianto (rimozione dell’eternit e realizzazione di una nuova copertura) di un edificio industriale.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, tre lavoratori della impresa sono saliti in copertura per un sopralluogo “preliminare” all’intervento, si sono spostati sulla copertura con l’ausilio di una “linea vita” (ovvero agganciati con un “cordino” connesso con la imbracatura di sicurezza indossata dai lavoratori a un cavo di acciaio idoneamente fissato in copertura).

Al termine delle operazioni i tre lavoratori dovevano scendere dalla copertura, “sganciandosi” dalla linea vita, due lavoratori avevano completato l’operazione e stavano scendendo dalle scale interne quando sentivano un rumore : il terzo lavoratore, presumibilmente nelle vicinanze della zona di passaggio tra linea vita e struttura dell’edificio, era caduto all’interno dell’edificio a causa dello sfondamento, dovuto al proprio peso, di una lastra di eternit. Il lavoratore Fouzi Marweni di 34 anni, decedeva per le ferite riportate.

Presentata così la dinamica dell’infortunio (non sappiamo da dove l’abbia appresa il giornalista) la conclusione che i più ne deriverebbero è che il lavoratore ha compiuto un tragico errore, sganciandosi troppo presto dalla linea vita. Ma una indagine seria dovrà porsi una serie di domande e rispondere, non considerando solo il momento immediatamente antecedente l’infortunio ma il “contesto” complessivo.

Andando a ritroso dal momento dell’infortunio e limitandoci agli aspetti principali  direttamente correlabili con l’evento infortunistico:

  • il lavoratore aveva a disposizione un doppio cordino per il passaggio dalla linea vita a un punto fisso ed accedere alla zona sicura di discesa dall’edificio ?
  • la linea vita, unitamente all’imbracatura personale e relativo aggancio, è adeguata rispetto ai rischi connessi con l’attività in corso (sopralluogo) su un tipo di copertura notoriamente inadeguata a reggere il peso di una persona ?
  • l’attività è stata convenientemente e preliminarmente valutata individuando le modalità di accesso in copertura : a partire dalla redazione del piano di bonifica amianto e del piano operativo di sicurezza (comprensivo delle funzioni del preposto ??). ?

Alcune risposte ai quesiti, ed in particolare al secondo, possiamo darle semplicemente leggendo la normativa sulla sicurezza ed in particolare l’articolo 148 del dlgs 81/2008 (questo testo in realtà risale alla normativa degli anni ’50) – Lavori speciali
1. Prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, fermo restando l’obbligo di predisporre misure di protezione collettiva, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego.
2. Nel caso in cui sia dubbia tale resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti a garantire la incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anticaduta.

Come è chiaramente indicato i DPI sono aggiuntivi (“e”) NON sostitutivi di almeno una delle altre misure di sicurezza (quello di posizionare delle tavole sulle aree sulle quali si deve camminare è sicuramente quella più semplice in caso di interventi momentanei, ma in questo caso vi era un intervento di rimozione previsto e immediatamente successivo pertanto occorreva PRIMA posizionare una rete di sicurezza sotto la copertura non affidabile e poi camminarci sopra…..

E questo non è un problema del “preposto” , come si accenna nell’articolo (secondo capro espiatorio dopo il lavoratore stesse) ma è in capo al datore al lavoro che deve valutare preliminarmente le condizioni lavorative e definire le modalità , le misure di protezione e le opere provvisionali e/o collettive necessarie.

Per inciso, una situazione del genere con la relativa necessità di definire se e quali responsabilità siano in capo ai diversi soggetti (a partire dal datore di lavoro), a fronte del rispetto degli obblighi “documentali”, sarebbe proprio un caso in cui si potrebbe applicare la proposta di “responsabilità attenuata” anche in caso di omicidio colposo, proposta da una commissione del Ministero della Giustizia nella forma di un decreto delegato al governo che potrebbe emergere in ogni momento …. nel silenzio – finora – di forze di opposizione e sindacati.

Da una “mezza porcata” a una “porcata e mezza” – Medicina DemocraticaMedicina Democratica

a cura di Marco Caldiroli – Presidente di Medicina Democratica – Tecnico della Prevenzione