Diritti

Se questo è un uomo, la disumanità dei CPR

Diritti   Il richiamo all’esperienza di Primo Levi racconta nell’omonimo libro ci sembra corrisponda all’universo concentrazionario dei CPR e agli effetti sulle persone ivi detenute come denuncia la Rete NO CPR di cui  rilanciamo l’immagine e il commento. << Guardatela in faccia, questa persona, o meglio quel che ne resta. Vi fa paura, vero? Bene. A noi fa paura quello che le sta accadendo. È M., 28anni, entrato in CPR per la terza volta nel giro di …

 

Il richiamo all’esperienza di Primo Levi racconta nell’omonimo libro ci sembra corrisponda all’universo concentrazionario dei CPR e agli effetti sulle persone ivi detenute come denuncia la Rete NO CPR di cui  rilanciamo l’immagine e il commento.

<< Guardatela in faccia, questa persona, o meglio quel che ne resta.
Vi fa paura, vero? Bene.
A noi fa paura quello che le sta accadendo.
È M., 28anni, entrato in CPR per la terza volta nel giro di circa un anno.
M. in questo momento è semincosciente da 7 ore, parcheggiato in un corridoio di via Corelli dove è stato messo alle 14 di oggi con la promessa di essere portato al pronto soccorso. Non in infermeria, non in isolamento, non nella stanza di osservazione/pestaggio: non conti niente, resti abbandonato nel corridoio.
Ci hanno avvisato i suoi compagni di settore, preoccupati per il suo stato.
M., questa volta, ben sapendo a cosa andasse incontro, ha iniziato lo sciopero della fame l’11 settembre. Stanotte ci scriveva, confusamente, di aver perso 14 kg. Per la questura – come sempre – molti meno.
Ogni tanto gli hanno misurato i valori in questi giorni, ma finché non si raggiunge la soglia fatidica di glicemia per essere considerato in grave pericolo e quindi inidoneo (pare quella dei 50-55 mg), resti ingabbiato in una partita a scacchi con l’infermeria del centro e con la morte. E di andare in ospedale non se ne parla.
È stata anche segnalata in questi giorni, da chi l’ha visitato in questi giorni nel centro, l’opportunità di un colloquio con lo psichiatra. Una frase rimasta su un foglio.
M. vive a Milano da tanti anni, era un ragazzo vispo e intelligente, pieno di voglia di fare. Lo conoscevamo già allora, quando da 18enne era venuto solo in Italia attraversando il Mediterraneo.
Poi ha iniziato a sentire delle voci nella testa, della madre che lo metteva in guardia dagli spiriti maligni in Europa. Voci che lo angosciavano. Da lí, il declino, le cure al Niguarda, i tso.
M. questa volta è stato considerato idoneo da uno dei soliti due medici egiziani che Ats Milano utilizza da 5 anni, nonostante le nostre denunce: puntuali vincitori di una miriade di concorsi farsa, l'”usato sicuro”, i buttadentro dei CPR. Presumibilmente lo stesso dottore che ha firmato la sua inidoneità per motivi di salute qualche mese fa.
M. è fragile, ma questo non interessa a nessuno: è un numero in più in CPR e fa comodo.
Nonostante i ricorsi del legale, le nostre segnalazioni quotidiane a centro, Prefettura, garanti vari e Ats, M. con le sue speranze e le sue paure è ora su quella barella in corridoio, irriconoscibile, uno scheletro.
Guardatelo in faccia, guardate in faccia la realtà.
Se questo non è un lager diteci cosa è.>>

Michela Lato ha lavorato, purtroppo per lei, come infermiera nel CPR di Milano alcuni anni fa.
Ne è uscita devastata e ancora non riesce a superare quel che ha visto e ha dovuto fare finché non ha mollato tutto perche non voleva più essere complice di quelle torture, con la sua professione.
Dietro le prime inchieste anche TV sui CPR, quando ancora poco se ne sapeva, c’è lei. E ha pagato caro la sua missione di far sapere quanto accade in questi luoghi.
Ho collaborato moltissimo con noi e le dobbiamo tanto, quanto a conoscenza dei meccanismi interni e a persone che abbiamo potuto “salvare” grazie a quelle informazioni.
Oggi, sotto al post che abbiamo pubblicato ieri sera, di quella persona quasi scheletrita abbandonata su una barella, ha lasciato un commento che merita di essere letto.
Grazie sempre, a Michela e a chi come lei non può tacere.🔶️

“Non è nemmeno la stanza di isolamento sanitario o osservazione . È in corridoio appena fuori da quella fattispecie di infermeria, all ‘ inizio del corridoio che porta ai settori … il miglio verde.

Buttato lì come un sacco della spazzatura dimenticato, su di una barella talmente vecchia e logora di qualche ambulanza ( mi sono sempre chiesta dove mai l’avessero presa ) , ancora buona per piccoli trasporti ma troppo pericolosa per l’osservazione.

Il Signore , l’ uomo , l’essere umano ( non il trattenuto , non il numero pincopallino) , potrebbe cadere , ribaltarsi procurarsi delle lesioni gravi , e ancor più grave é la negligenza di chi sta in infermeria medici e infermieri che sanno che dalla parte opposta c’è una stanza con 4 letti , più comodi di quella barella . Che senso ha lasciarlo lì ? Sedarlo ancora e ancora , facendo in modo che la pressione precipiti , la glicemia scenda a picco e allora potrebbe essere fatale la corsa in Ps.

È una storia che si ripete all’ infinito , non si impara , non si cambia , usano esseri umani come merce di scambio , come fonte di monetizzazione e guadagno , che schifo .

Non è diverso da chi utilizza bambini per festini su isole private , da chi rapisce persone per la tratta degli organi , é solo l’ ennesima truffa legalizzata sulla pelle di innocenti .

Mi viene da vomitare