A volte i fautori della “autonomia differenziata” conducono iniziative … nella direzione opposta, chiedendo sostegno allo Stato per ridefinire delle regole comuni, valide appunto per tutte le regioni.
E’ il caso della proposta di legge parlamentare n. 9 presentata dai consiglieri regionali della Lega in Lombardia “Disposizioni in materia di localizzazione degli impianti di discarica nelle aree di confine interregionale”.
La richiesta è semplice : chiedono allo Stato di obbligare tutte le regioni a non autorizzare “unilateralmente” discariche in una fascia di confine di 10 km, a meno di specifici accordi tra gli enti interessati. Le motivazioni sono sommarie, in sostanza perchè le discariche possono “determinare rilevanti impatti ambientali, sanitari e socioeconomici che travalicano i limiti territoriali della singola regione, incidendo direttamente sulle comunità confinanti”. Qui la proposta presentata
Stiamo parlando della stessa forza di maggioranza che sta spingendo per una modifica delle norme tecniche di attuazione del piano regionale rifiuti della Lombardia affinchè venga “superato” il vincolo localizzativo per discariche nelle aree di pregio ambientale, tra cui le produzioni DOC, DOCG nell’ambito di 10 km dai confini dei perimetri di Siti di Interesse Nazionale (siti contaminati da attività industriali pregresse) tra cui sicuramente quello principale è la Caffaro di Brescia e quindi ampie parti del territorio provinciale già ampiamento costellato da discariche (oltre al mega inceneritore di Brescia).
E’ pur vero che le stesse proposte di modifica delle NTA introducono una “sospensione” nei procedimenti autorizzativi sempre (e solo) per le discariche entro i 10 km dai confini interregionali e quindi il plp sembra voler chiedere allo Stato di far divenire questo criterio penalizzante nella localizzazione delle discariche, deciso autonomamente dalla Lombardia, un parametro nazionale “obbligatorio”.
Sembra però che i consiglieri leghisti non considerano che esistono già delle norme dedicate a tali aspetti sia nell’ambito delle Valutazioni Ambientali Strategiche (e quindi delle diverse pianificazioni, per la gestione dei rifiuti ma non solo) come delle Valutazioni di Impatto Ambientale delle singole opere.
SI potrebbe anche capire un intervento legislativo di modifica dell’esistente per rendere maggiormente cogenti le norme esistenti, invece si preferisce aggiungere una legge ad hoc, visto che non ce ne sono a sufficienza e quelle nuove spesso hanno elementi di contrasto con quelle preesistenti.
Anche pensando a una preoccupazione ambientalista in buona fede dei consiglieri sfugge il motivo per cui tale preoccupazione riguardi esclusivamente le discariche e non impianti con una estensione di effetti, in particolare tramite l’atmosfera, che possono andare anche oltre i 10 km, come inceneritori, centrali termoelettriche, raffinerie e/o altri impianti produttivi ad elevato impatto (inclusi quelli di trattamento fisico-chimico dei rifiuti). Peraltro la proposta non distingue tra le diverse tipologie di discariche : ben differente l’impatto di una discarica per inerti (che siano davvero tali) rispetto a quelle destinate a contenere rifiuti tossico-nocivi.
Come Medicina Democratica abbiamo inviato una nota alla commissione consigliare regionale per meglio inquadrare la proposta e contribuire a una valutazione completa della proposta e non estemporanea su aspetti parziali.
A cura di Marco Caldiroli























