Corte di Cassazione : il Tribunale d’Assise di Torino rinviato agli esami di riparazione…. in lingue
Amianto Ieri 11 febbraio la Cassazione ha rimando al “mittente” (Corte di Assise di Torino) la sentenza annullandola per non aver proceduto alla traduzione nella “lingue madre” di Schmidheiny (il tedesco), condannato in quella occasione a 9 anni e mezzo di reclusione per 91 casi di morti da amianto. Le motivazioni della sentenza del 17.04.2025 constano di 620 pagine …. basterà google translate o l’IA ?? Dopo “l’aiutino” dei servizi segreti israeliani ora ci si …
Ieri 11 febbraio la Cassazione ha rimando al “mittente” (Corte di Assise di Torino) la sentenza annullandola per non aver proceduto alla traduzione nella “lingue madre” di Schmidheiny (il tedesco), condannato in quella occasione a 9 anni e mezzo di reclusione per 91 casi di morti da amianto.
Le motivazioni della sentenza del 17.04.2025 constano di 620 pagine …. basterà google translate o l’IA ??
Dopo “l’aiutino” dei servizi segreti israeliani ora ci si mette una questione di lana caprina – comunque nota per la piena garanzia della difesa (per le vittime non vi è altrettanta sensibilità ….) – che ha respinto la sentenza nonostante gli sforzi dei legali dei difensori delle parti civili per convincere la suprema Corte che l’imputato ben conosce la lingua italiana.
I difensori hanno sollevato ulteriori questioni tra cui quella “tradizionale” del nesso di causalità tra esposizione/patologie/responsabilità personale dell’imputato e ripresentato la eccezione del “ne bis in idem” ovvero la impossibilità di un imputato ad essere oggetto di un procedimento per lo stesso motivo.
Questo ultimo aspetto era già stato trattato dalla Cassazione e il risultato è stato appunto il rinvio a giudizio in questo “secondo” procedimento Eternit dopo la morte per prescrizione del procedimento originario.
In ogni caso il risultato del rinvio alla Corte di Assise di Torino è una ulteriore allungamento dei tempi della giustizia, vero problema rispetto a quello ininfluente e strumentale della “separazione delle carriere”.
