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Inquinamento delle Fonderie Pisano di Salerno, un altro goal dei comitati

Napoli A fine marzo abbiamo dato notizia della negazione della AIA alle Fonderie Pisano di Salerno di cui abbiamo parlato più volte su questo sito e anche nella nostra rivista assieme alla associazione locale Salute e Vita Fonderie Pisano di Salerno, respinta la domanda di autorizzazione integrata ambientale – Medicina DemocraticaMedicina Democratica Quella notizia arrivava dopo decenni di continui rinvii da parte dell’impresa a intervenire efficacemente per ridurre il proprio impatto ambientale, in particolare le emissioni, …

A fine marzo abbiamo dato notizia della negazione della AIA alle Fonderie Pisano di Salerno di cui abbiamo parlato più volte su questo sito e anche nella nostra rivista assieme alla associazione locale Salute e Vita

Fonderie Pisano di Salerno, respinta la domanda di autorizzazione integrata ambientale – Medicina DemocraticaMedicina Democratica

Quella notizia arrivava dopo decenni di continui rinvii da parte dell’impresa a intervenire efficacemente per ridurre il proprio impatto ambientale, in particolare le emissioni, e la negazione costante dei problemi di salute correlati dei residenti.

Il comportamento delle istituzioni (politiche, sanitarie e ambientali) è stato altalenante, non molti anni fa è stata rilasciata una Autorizzazione Integrata Ambientale ove si permetteva quasi di tutto all’impresa con una applicazione scorretta delle norme tecniche e legali, procedimenti penali e amministrativi si sono susseguiti senza venire a capo di nulla.

La negazione del riesame della AIA a fronte delle ennesime promesse del gestore è stato finalmente un atto coerente con la normativa confermando che se applicata in modo idoneo la direttiva sulla riduzione e prevenzione integrata dell’inquinamento (ora direttiva sulle emissioni industriali) può fare la differenza tra il permanere dell’inquinamento e un percorso di bonifica e miglioramento, ovunque

Se questo percorso è negato o continuamente rinviato da parte delle aziende è giustizia quella di espellerle dal “mercato” negando nuove autorizzazioni o rinnovi (per questo stanno smantellando il green deal europeo, imponeva condizioni di accesso al mercato “troppo esose” secondo le imprese, spalleggiate anche da governi come quello italiano).

Dopo la negazione del rilascio della AIA la impresa ha ricorso al TAR (e fin qui nulla di strano) arrivando però a far presentare a un gruppo di lavoratori un ricorso “ad adiuvandum” ove i legali hanno espresso il “meglio” delle loro capacità per negare il diritto alla salute e all’ambiente salubre.

In questo ricorso, oltre a evidenziare i rischi occupazionali (certamente comprensibili ma quei rischi sono di responsabilità del datore di lavoro che da decenni inquina, dentro e fuori la fabbrica) si è arrivati esplicitamente ad anteporre il “diritto al lavoro” a quello della salute sia dei lavoratori che dei residenti.

Si richiama infatti l’art. 4 della Costituzione sul diritto al lavoro dimenticandosi l’art. 32 sul diritto “fondamentale” (quindi prioritario) della salute e ancor più l’art. 41 sui limiti della iniziativa economica, la quale, appunto non può svolgersi contro la dignità, la sicurezza e l’ambiente.

Hanno anche citato una sentenza della Corte Europea del 2013 su Ilva che, secondo gli estensori, affermava la preminenza del lavoro rispetto alla salute, dimenticandosi che, per rimanere alla stessa ILVA, che una sentenza successiva della Corte Europea (del 25.04.2024) affermava ben altro ed in particolare metteva a nudo le norme “derogatorie” più volte introdotte dai diversi governi che si sono succeduti rispetto ai diritti alla salute dei lavoratori e dei residenti.

Un difensore deve fare l’interesse del suo cliente ed è certamente plausibile che si arrivi a contestare l’operato della pubblica amministrazione e il modo in cui l’autorità competente è arrivata a negare l’autorizzazione ma possibile che non rimanga un minimo di coscienza, umana prima che deontologica, quando si sfruttano i lavoratori contro loro stessi ?

Beh, in questo caso il trucco non è riuscito, con la sentenza di oggi, che vede coinvolta anche Medicina Democratica come controparte dell’azienda, è stata respinta la richiesta di sospensione cautelare (ovvero per poter proseguire l’attività in attesa della sentenza di merito sulla questione) richiesta dall’impresa.

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E la motivazione è esemplare sia in termini generali che specifici :

Ritenuto che non sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda
cautelare, dovendosi tenere conto, nel bilanciamento dei contrapposti interessi,
dell’obbligo, per le competenti autorità, di adottare le misure necessarie a
proteggere la popolazione dagli effetti dannosi della prolungata esposizione ad
agenti inquinanti, sancito dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
del 6 maggio 2025;

In altri termini, l’azienda ha inquinato per così tanto tempo che non può far valere alcuna giustificazione per continuare e inoltre perchè vi è una sentenza della Corte Europea dedicata proprio alla situazione delle Fonderie Pisano (evidentemente sconosciuta ai legali dell’azienda) che confermava la gravità della situazione.

Di quella sentenza abbiamo parlato anche in queste pagine:

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia per il caso Fonderie Pisano di Salerno – Medicina DemocraticaMedicina Democratica

La vicenda del ricorso amministrativo non finisce qui ma è un ottimo “antipasto” per quando il TAR dovrà entrare nel merito dei motivi del ricorso.

Un grande ringraziamento per questa vittoria che speriamo si consolidi alla associazione Salute e Vita e alla realtà locale di Medicina Democratica.

Un’ottima notizia a prologo del nostro congresso.

Il presidente Marco Caldiroli