Diritti

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – nona parte

chiusure   Se vi era ulteriore bisogno per chiarire in quale modo si affronta in regione Lombardia i nodi della prevenzione primaria ed in particolare quelli della salute e sicurezza sul lavoro basta fare mente locale alle iniziative di chiusura di sedi dei servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle ATS per capire quanto in basso e quanto se ne fregano di questa funzione, tra quelle prioritarie per il diritto alla salute secondo …

 

Se vi era ulteriore bisogno per chiarire in quale modo si affronta in regione Lombardia i nodi della prevenzione primaria ed in particolare quelli della salute e sicurezza sul lavoro basta fare mente locale alle iniziative di chiusura di sedi dei servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle ATS per capire quanto in basso e quanto se ne fregano di questa funzione, tra quelle prioritarie per il diritto alla salute secondo la riforma sanitaria del 1978.

L’assurdo è che giunta regionale, partiti tutti, assessore al welfare, sindacati, realtà associative dichiarano ai quattro venti l’importanza della medicina territoriale, della vicinanza ai bisogni e alle caratteristiche dei territori ecc ecc e si spendono milioni di euro del PNRR per costruire nuove strutture che rischiano di rimanere vuote per mancanza di operatori e nello stesso tempo si chiudono quelle esistenti e da sempre funzionanti costituendo da sempre presidi territoriali di riferimento.

Questa è una piccola storia di una piccola sede nella provincia ma estremamente significativa della tendenza e della direzione “politica” impressa dal “governo” della sanità lombarda : risparmiare qualche migliaio di euro, concentrare i tecnici in poche sedi, rendere la loro azione più simile a quella di impiegati cui assegnare delle pratiche che a dei tecnici che, conoscendo il territorio per cumulo di esperienza, sanno declinare anche le iniziative regionali (piani mirati di prevenzione) in modo efficace, tenendo conto delle caratteristiche delle imprese effettivamente presenti e non solo per fare dei numeri da “spendere” con Agenas o per riconoscere qualche centinaio di euro nello stipendio ogni tanto.

Se poi si considera che ogni infortunio che “buca” i media si accompagnano le lacrime di coccodrillo sui mancanti o inadeguati controlli, sulla insufficienza del personale tecnico pubblico ecc iniziative di questo genere appaiono ancor più odiose ed ipocrite se non sollevano la protesta di chi ha maggior interesse ad evitarle : i lavoratori/lavoratrici e le loro rappresentanze.

Non basta infatti il buon senso e l’evidenza della nocività di scelte del genere occorre mettere in campo forze adeguate per respingere al mittente iniziative perniciose e distruttive come quella messa in opera dall’attuale Direttore Sanitario della ATS Città Metropolitana di Milano.

Di seguito la nota inviata via pec dal sottoscritto “per fatto personale” ma anche collettivo…. informerò dell’esito a tempo debito.

 

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Alla Direzione Generale della ATS Milano Città Metropolitana

Al Direttore del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria ATS Milano Città Metropolitana

Alla Direttrice della SC PSAL ATS Milano Città Metropolitana

Al Sindaco di Castano Primo

Ai sindacati territoriali

Alla Confindustria Alto Milanese

All’Ordine TRSM-PSTRP di Milano e province

21 luglio 2026

Oggetto: Prossima chiusura della sede territoriale PSAL di Castano Primo della ATS Milano Città Metropolitana

Ai responsabili degli enti e delle organizzazioni in indirizzo.

Ho avuto informazione che per fine anno la sede della ATS Milano Città Metropolitana di Castano Primo di Piazza Mazzini 43. Ritengo di aver avuto il privilegio di avervi lavorato come tecnico della prevenzione (nei primi anni ancora “vigile sanitario”) nel servizio di Medicina del Lavoro ora di Prevenzione e Salute nei Luoghi di Lavoro dal 15 novembre 1993 al mio pensionamento avvenuto il 1.01.2026. Sono passato nelle diverse denominazioni e organizzazioni, dalla USSL di Castano Primo alla ATS Milano Città Metropolitana.

Parlo quindi anche per “fatto personale” ma soprattutto perché credo ancora nella funzione di prevenzione primaria, quale priorità della sanità pubblica, nell’ambito della tutela della sicurezza e dell’igiene sul lavoro e non solo. Rimane una delle poche attività non privatizzabili e che, se correttamente impostate, producono salute, un “profitto” non economico ma sociale per tutti/e.

Una tutela che si è sempre basata su presidi territoriali, con tecnici che, cumulando esperienze, conoscevano la struttura industriale del territorio e i relativi rischi (le “mappe di rischio ancora indicate nella L 833/1978), in cui le sedi erano punti di riferimento per le rappresentanze dei lavoratori come pure delle imprese. Eppure volete, ancora una volta, cancellare questa modalità nello stesso tempo in cui tutti parlano di “medicina territoriale” per rilanciare il SSN e dall’altra parte del piazzale della sede che volete chiudere a breve aprirà una Casa della Comunità.

La motivazione è prettamente economica, dovuta ai costi di “mantenimento” dei locali (solo utenze visto che i locali sono in comodato gratuito dal Comune) mentre la Regione e l’ATS hanno speso centinaia di migliaia di euro, presi dalle sanzioni erogate dagli PSAL, per auto inutilmente grandi (Jeep Renegade), inutili “divise” (quando abbiamo sempre avuto indumenti di riconoscimento), gadget loggati di “presentazione” e altre amenità.

Con un po’ di fortuna, buon senso della direzione aziendale, sostegno del Comune e della FP CGIL si era riusciti ad evitare la chiusura degli uffici PSAL a fine 2024, trasferendo gli uffici al piano inferiore, nella sede attuale, assieme a quanto era rimasto del servizio veterinario.

Spero che ancora vi sia qualcuno che abbia voglia di spendersi per evitare la cancellazione di questa esperienza ritenendo che una minore tutela del territorio intorno sia un costo sopportabile nonostante che ogni volta che si verificano infortuni “mediaticamente significativi” tutti versano lacrime di coccodrillo chiedendo più controlli. Siate certi che per il territorio intorno i controlli saranno di meno anche solo a causa del tempo necessario per spostarsi dalle sedi rimaste fino ai comuni del castanese.

In sintesi quello che volevo comunicarvi è la mia convinzione che chiudendo la sede PSAL di Castano Primo state sbagliando, dissipate una esperienza di quasi 50 anni, e andate in contromano rispetto alle necessità del rilancio del SSN, della Sanità pubblica e della medicina territoriale in particolare.

Sbagliate voi che avete deciso e vedo, fortunatamente, una reazione della FP CGIL territoriale che condivido e sostengo.

 

Marco Caldiroli

Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro

Iscritto al n. 135 Ordine Professionale Interprovinciale TSRM e PSTRP delle Province di Milano Como Lecco Lodi Monza-Brianza Sondrio  >>

 

QUI LE PUNTATE PRECEDENTI:

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – ottava parte

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – settima parte

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – sesta parte

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – quinta parte

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – quarta parte

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – terza (ma non ultima) puntata

Sicurezza sul lavoro in Lombardia, tutta chiacchere e distintivo – seconda puntata

Sicurezza sul lavoro in Lombardia : “tutta chiacchere e distintivo”